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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

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Nota di Mimmo Magistro
di Ufficio Stampa (del 20/09/2011 alle 10:38:06, in Articoli Magistro, linkato 1010 volte)
Cari compagni, assieme ai componenti della segreteria del Partito, ho utilizzato le ultime settimane per esaminare e valutare le conseguenze della decisione di merito del Tribunale di Roma circa il contenzioso che ci vedeva contrapposti a D’Andria dal 2007 e che sino allo scorso luglio ci vedeva confortati da decisioni in fase cautelare sempre a noi favorevoli. In verità, sarebbe più giusto dire che vedeva me contrapposto, in quanto ero costituito come semplice iscritto contro D’Andria nella doppia veste di tesserato e di neo-eletto segretario nazionale del PSDI. La sentenza ha annullato tutti gli atti di D’Andria, compreso il suo congresso di Fiuggi, ma non le risultanze della Direzione Nazionale che lo elesse. Talché, nelle more di un possibile ricorso, certamente fondato, anche per via dei nostri congressi regolarmente svolti e mai contestati, si deve prendere atto che allo stato, in virtù di tale decisione, Renato D’Andria può legittimamente rivendicare il ruolo di segretario del PSDI. Siamo pertanto di fronte alla necessità e all'urgenza di scegliere se continuare il nostro impegno politico nel PSDI, per salvaguardare le prospettive che avevamo aperto per il Partito nel breve periodo con la preparazione della conferenza programmatica ed in prospettiva scrivendo le regole per un nuova forma-partito diffusa federativamente nel territorio, ovvero costituire una nuova forza politica che si richiami ai valori della socialdemocrazia. È una scelta maledettamente difficile ma che dobbiamo fare insieme, nella certezza che qualunque soluzione decideremo non potrà coincidere con l'epilogo politico in cui avevamo sperato e per il quale abbiamo lavorato in questi ultimi anni, tentando di ridare slancio e visibilità al nostro simbolo. Nei confronti del Partito e di ciascuno di Voi mi sento ancora investito della responsabilità che una sentenza di Tribunale mi nega. Ed è per questo, ed anche per non farne una questione personale, che non mi sottraggo ad esprimere, con crudo realismo, il mio parere ed a fornire un indirizzo politico. Nei primi, inevitabili, contatti avuti con D’Andria, mi è stata confermata la sua volontà di avvalersi dell’intero gruppo dirigente attuale per rafforzare la presenza del PSDI sul territorio con una concertata attività organizzativa e politica, rispettosa dello Statuto e delle scelte federali fatte dai nostri congressi. La presenza di D’Andria nel Partito – inutile nasconderlo – grazie alle sue capacità professionali ed alla ribadita disponibilità ad un rilevante impegno anche economico in favore del PSDI, ci solleverebbe dai tanti problemi ereditati dalle sciagurate vecchie gestioni, compresi decine di contenziosi giudiziari che abbiamo potuto fronteggiare con la necessaria professionalità solo grazie all’aiuto del compagno Scavone e di mia figlia Manuela. Il sottoscritto però, ha sempre dovuto svolgere il ruolo (purtroppo) insostituibile di finanziatore o, quantomeno, anticipatore di quanto necessario per sopravvivere. Ho portato questo peso da solo, convinto di assolvere ad un dovere, ma ho dovuto registrare con amarezza che perfino l'appello, lanciato qualche mese fa, per una campagna tesseramento finalizzata anche a reperire dal basso un minimo di risorse per far fronte alle spese più urgenti, quali la sede e un minimo di iniziativa politica, è caduto nel vuoto. Queste motivazioni, ma soprattutto la voglia di non disperdere le energie tenute insieme con tanta fatica, mi portano a pensare – in questo già confortato da buona parte dei compagni dirigenti che ho potuto fin qui contattare – che non dobbiamo abdicare e abbandonare il PSDI ed i suoi simboli, pur nel rispetto delle decisioni di un Giudice. Penso che la decisione del Tribunale può essere accettata a condizione che siano garantiti da D’Andria il rispetto delle regole del Partito, il libero confronto delle idee, che la storia e la nostra cultura non diventino mai merce di scambio. Il dibattito ed il confronto interno esisterà e sarà fruttuoso soltanto se molti compagni accetteranno di restare nel PSDI e, in quest'ottica, potremo anche coltivare la speranza di un Partito più forte. Tanto anche in considerazione che a quella data il sottoscritto era comunque vice segretario nazionale ed altri compagni avevano altri importanti ruoli che non decadono. Sono stati quattro anni in cui, in umiltà ma con orgoglio, da Segretario nazionale, mi sono sforzato di tenere alti gli ideali della Socialdemocrazia nel nome di Saragat, di Matteotti e di Turati. Spero di non avervi delusi. Prendo atto degli ultimi avvenimenti col rispetto che ho sempre avuto per la Legge e con la volontà di non danneggiare il PSDI con altri contenziosi lunghissimi e dall'esito imprevedibile. Ma non mollo, nemmeno per un attimo ho pensato ad una resa: da qui in avanti cercherò di starvi accanto come tesserato o con il ruolo diverso che il Partito vorrà assegnarmi. Un abbraccio sincero e fraterno a tutti. Mimmo Magistro Roma 20.09.2011
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