Sull’emergenza rifiuti in Campania, interviene il Segretario Nazionale del PSDI, Mimmo Magistro per il quale “Bassolino e Jervolino farebbero bene, per dignità, a rassegnare le dimissioni per l’ormai dimostrata incapacità a combattere le cosche che si nascondono dietro all’emergenza rifiuti. In assenza di tali salutari dimissioni il Ministro degli Interni Amato – peraltro “coperto” dai continui opportuni richiami ed allarmi del Capo dello Stato - dovrebbe finalmente dimostrare di non essere - come qualcuno tenta di dipingerlo - un debole, ma dovrebbe avere la forza di sciogliere il Consiglio Regionale e quello Comunale, per manifesta incapacità”.
IL CASO DELL’IMPRENDITORE BARESE CHE SI È DATO FUOCO PER DIFFICOLTÀ ECONOMICA
Commentando il suicidio dell’imprenditore barese, il Segretario Nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, ha dichiarato: “Il suicidio dell’imprenditore barese in difficoltà economica, che si è dato fuoco, dovrebbe imporre una seria e non demagogica riflessione sui cosiddetti poveri, o, se si vuole, cosiddetti ricchi. Non siamo né tra chi tifa Prodi per il quale in Italia va tutto bene, né tra i fans di Berlusconi, che disegna un Paese fermo nella melma. Siamo, invece, convinti che tra i presunti poveri si annidino tanti evasori, piccoli e grandi, e che tra i cosiddetti poveri ci siano categorie a reddito fisso e pensionati che hanno visto ridursi e, in alcuni casi, dimezzarsi i propri redditi netti da tasse ed imposte, dirette ed indirette, di Stato, Regioni e Comuni. Basti pensare alla crescita esponenziale del prezzo della benzina o ai parcheggi a pagamento, prima presenti in poche strade dei grandi comuni per permettere il turn over delle auto e che ora è diventato un vero e proprio “pizzo” pubblico autorizzato. E’ ora di smetterla di considerare i cittadini con redditi lordi a 28.000 euro (netti a 1.500 euro) tra i ricchi e si faccia in modo, al contrario, di invogliare la gente ad avere qualche ambizione per un futuro migliore, creando più posti di lavoro stabili e redditi più alti a tutti, lasciando che sia l’assistenza ad interessarsi, in maniera seria e credibile, dei veri poveri e non di chi finge di essere tale. Le rassicurazioni di Prodi sull’intervento del Governo ci tranquillizzano. Però faccia attenzione perché rischia di scottarsi se alle parole non seguiranno i fatti”.
La ringrazio per la cortese risposta. Al riguardo, Le riferisco di avere telefonicamente letto il ritratto dal Lei dedicato a Saragat ad Ernestina Santacaterina, la quale mi ha assicurato che avrebbe acquistato il libro, perché interessata a tutti gli scritti che riguardano il padre. Se avrò un giorno modo di incontrarLa, Le riferirò anche i commenti espressi al riguardo dalla signora. Per parte mia, non ho nulla da eccepire su quel testo e non a caso ho usato il termine distrazione nel commentare la Sua affermazione contenuta nella pag. 243 del libro, non attribuendo alcuna malizia a questa svista. Non altrettanto si può invece dire per l’omissione pervicace e dolosa perpetrata da una stampa e da una cultura egemonizzate da quelle parti politiche che non hanno mai mandato giù il fatto che la storia avesse dato ragione a Giuseppe Saragat. Ecco perché mi permetto di osservare che la Sua odierna affermazione per cui «Saragat avrebbe potuto benissimo stare in quell'elenco», seppure migliorativa di quella precedentemente stigmatizzata, appare comunque riduttiva del ruolo politico e culturale di un grande pensatore e statista che, piuttosto, «avrebbe dovuto» collocarsi nell'elenco da Lei stilato.
se non riesco a rispondere a molte lettere - e me ne scuso - è perchè i miei impegni (e la mia disorganizzazione) non mi lasciano il tempo per farlo. La ringrazio comunque per la Sua cortese telefonata e Le confermo quanto le ho detto a voce. Saragat avrebbe potuto benissimo stare in quell'elenco. Se debbo cercare una scusante, la trovo nel fatto di avergli dedicato un lungo ristratto familiare in cui è ampiamente riportata anche la sua vita politica. Per quanto riguarda la distinzione tra giudici e pm, mi sorprendo dell'errore che Lei giustamentre mi rimprovera. Credo di essere tra i pochi giornalisti sempre attenti alla distinzione, se non altro perchè ho una moglie magistrato (sempre giudice, mai pm...).
Ad ogni Natale mia figlia mi regala un libro. Anche quest’anno ha optato per una delle sue ricorrenti fatiche intellettuali. Ho sempre letto i suoi scritti con piacere apprezzandone il periodarescorrevole e le tante notizie,sempre documentate, che non scadono mai nel pettegolezzo anche quando trattano di argomenti un po’ frivoli e di intimità interpersonali. Sono rimasto pertanto basito nel leggere, a pag. 243 del “L’Amore ed il Potere”un’affermazione che riporto integralmente: “Nel secolo scorso,il socialismo Italiano ha avuto soltanto tre autentici leader :Filippo Turati, PietroNenni, Bettino Craxi, affermazione sicuramente non all’altezza della Sua fama di attento osservatore politico della storia del nostro Paese.
Sono sicuro si sia trattato di una distrazione politica e non culturale,tenuto conto,e sono certo che a Lei non sfugge,che Giuseppe Saragat è stato non solo il fondatore del PSDI, ma anche uno degli intellettuali che hanno elaborato i fondamentali principi politico-filosofici del socialismo europeo. Ha interpretato l’umanesimo Marxista nella maniera più autentica, ricollegandone anche i punti di contatto con il pensiero di Piero Gobetti, dando cosi ragione dei legami tra liberalismo e socialismo che costituiscono la base dottrinaria della Socialdemocrazia .Ha confutato la lettura dello Stato Hegeliano che Giovanni Gentile dava nel tentativo di fare del Fascismo una proposta politica culturalmente accettabile.
Lei sa meglio di me che Giuseppe Saragat è noto nel mondo intellettuale Europeo e tra gli storici non tanto per essere stato presidente della Costituente e della Repubblica ,ma per essere stato unomassimi esponenti della cultura socialista mondiale. Ha avuto il torto di aver intravisto con sessanta anni di anticipo le distorsioni del comunismo,e di aver rappresentato la coscienza critica di quanti poi si sarebbero,gareggiando,dichiarati socialdemocratici. Da qui l’assordante silenzio della cronaca, quando si parla di riformismo socialista, sulla figura di Giuseppe Saragat. Ma di ciò si farà carico la Storia.
Cortese dottor Vespa, ho avuto modo di iscriverle in occasione della pubblicazione di un altro Suo Libro, dove i PM venivano chiamati giudici. Le facevo presente che tale impropria denominazione, vista anche la vasta diffusione dei Suoi scritti, avrebbe potuto indurre tanti lettori, in un periodo assai turbolento, a confondere una richiesta dei PM con una pronuncia di un Giudice, con grave pregiudizio dei diritti del cittadino e del principio costituzionale della presunzione di innocenza. Un Suo collega,mio amico,Milvio Atzori,scomparso di recente, mi riferì che le considerazioni contenute in una cortese lettera da Lei ricevuta da un ex deputato,in quanto pertinenti , avrebbero avuto una risposta. Non ho avuto una risposta da ex deputato e verosimilmente non la avrò neanche oggi da deputato in carica. Ma di ciò non mi rammarico.
Mi piacerebbe solo che Lei,che ha una notevole capacità di informare il grande pubblico con diversi mezzi, rendesse, in futuro, giustizia alla figura di un pensatore che nel 900 è stato uno dei più grandi protagonisti del riformismo socialdemocratico.
Certo che pag 243 sia stato solo una spiacevole distrazione, Le invio i miei più cordiali saluti.
Con immutata stima
Giorgio Carta
Cagliari 30/12/2007
PS: l’11 gennaio nella sala di San Macuto, l’on. Umberto Ranieri ricorderà la figura di Giuseppe Saragat nell’anniversario della fondazione del PSDI, svolgendo un tema sull’evoluzione del pensiero riformista dal ’47 all’era della globalizzazione.
Inizia a dare i suoi frutti la iniziativa politica assunta in Puglia per intestare piazze e via di tutti i Comuni a Giuseppe Saragat. Dopo la interlocuzione di tanti comuni, c’è la prima formalizzazione. È il Comune di Diso (Le) che con delibera G.C. del 23/11 U.S. ha denominato una strada della frazione di Marittimo al nostro fondatore. Il Segretario Nazionale, Mimmo Magistro, ha personalmente ringraziato il Sindaco della simpatica cittadina, Fernando Minonne.
Ai Componenti il Consiglio Nazionale, Parlamentari e Consiglieri regionali, Consiglieri ed assessori provinciali e comunali, Amministratori di Enti Provinciali e Regionali; Al Collegio Nazionale dei Probiviri, Collegio Nazionale dei Revisori dei conti.
Oggetto: Convocazione Consiglio Nazionale PSDI - variazione.
Cari compagni, il Consiglio Nazionale del PSDI è convocato presso la sala conferenze dell’ Hotel COLOSSEUM in Via Sforza 10 a Roma sabato 12 gennaio 2008 alle ore 9.30 in prima convocazioneed alleore 10.30 in seconda convocazione con il seguente ordine del giorno:
1 - Introduzione del Presidente Nazionale del Partito; 2 – Relazione del Segretario Nazionale sulla situazione politica attuale e le prospettive politiche del PSDI; 3 – Relazione del Presidente onorario del Partito on. Giorgio Carta sulla presenza parlamentare del PSDI; 4 – Interventi dei partecipanti e dibattito; 5 – Conclusioni del Presidente Nazionale del Partito.
La variazione del luogo e della data della riunione si è resa necessaria per un imprevisto di natura logistica.
di paolo (del 27/12/2007 alle 18:01:32, in politica, linkato 245 volte)
Ci sono momenti in cui il rispetto della dignità personale dovrebbe essere prevalente su ogni altra considerazione.
Non la pensa cosi evidentemente il Sen. Dini impegnato,forse su commissione,a creare i presupposti per la caduta del Governo Prodi.
Questa non vuole essere una difesa,peraltro difficile,dell'azione di governo ma una considerazione sul problema dell'etica in politica.
Il Sen.Dini, oggi leader di un indefinito partito liberaldemocratico,dovrebbe ricordare di essere stato eletto nella Margherita per scelte fatte dalla segretria nazionale e con un sistema elettorale che lo ha protetto.
Nessun riscontro elettorale né personale né di partito , ma solo l'incasso di qualche precedente cambiale.
Non possiamo certo non comprendere lo sconcerto dei cittadini di fronte ad una supposta classe dirigente che dimostra di giocare con il Paese e non per il Paese.
Personalmente credo che ci si trovi in un momento cruciale dell'attività del governo di centrosinistra.
Si è nel momento in cui finalmente si parla di restituire al Paese parte dei Suoi sacrifici.
Finalmente appare l'attenzione ai salari,alla defiscalizzazione,a giuste privatizzazioni.
Finalmente non si parla solo di conti ma si inizia a parlare di politica e di scelte.
Appare quantomeno strano che proprio in questo momento,in un momento che potrebbe essere di rilancio,si canti la fine di una esperienza di governo.
Il Sen. Dini abbia il buon gusto di attendere la verifica e se non soddisfatto si dimetta.
Cosi come avrebbe dovuto fare il Sen. Turigliatto e quanti hanno dimenticato che non un solo italiano ha scritto il loro nome sulla scheda elettorale.
Paolo Bigliocchi
On. Giorgio Carta Presidente Onorario del P.S.D.I.
Alberto Tomassini Presidente del P.S.D.I.
Ai componenti la Direzione Nazionale
Ai componenti il Collegio dei Revisori dei Conti
Ai componenti il Collegio dei Probiviri
LORO SEDI
Roma , li 24/12/2007
Cari compagni,
Vi confermo la riunione della Direzione Nazionale – in seconda convocazione – a Roma - per venerdì 11/01/2008. L’incontro inizierà alle ore 15.00 e si svolgerà presso gli uffici dell’AIC (Associazione Italiana Coltivatori) – Via Torino, 95.
L’ ordine del giorno è cosi fissato:
1) approvazione del verbale della riunione del 10/11/2007;
2) situazione politica – relazione del Segretario Nazionale ed approvazione documento politico;
3) situazione organizzativa – adempimenti;
4) tesseramento ed autofinanziamento – provvedimenti;
5) Comitato Etico – nomine;
6) Iniziative editoriali e sito internet PSDI ;
7) approvazione statuto regionale “tipo”;
8) varie ed eventuali.
In attesa di incontrarVi , Vi invio cordiali saluti e Vi rinnovo gli auguri per un Santo Natale e per un prospero 2008. –
Vorrei almeno una volta focalizzare l’attenzione sulla perdita di credibilità sugli operatori sanitari da parte del cittadino per le inefficienze e per i comportamenti troppo spesso insoddisfacenti. Oggi parlo da paziente, dopo avere professato per 45 anni l’arte del medico con amore e soddisfazione per gli atti di stima a me tributati dagli amici pazienti, e devo ammettere che moltissime cose non mi piacciono. Termini come medico di base o operatore sanitario in uno stabilimento ospedaliero svilisce la professione e ti da la sensazione di essere un operatore meccanico e giammai di medico. Un tempo la figura del medico era rappresentata dall’alto senso di umanità e dalla conoscenza dei problemi delle famiglie che a lui si rivolgevano con estrema fiducia. Oggi non è più così, fatte alcune eccezioni! Il decreto turco deve essere letto come una giusta copertura agli errori umani che troppo spesso vengono alla luce, ma essa non dovrebbe essere addebitata allo stabilimento, bensì dovrebbe essere stipulata dai vari professionisti. Solo in questo modo si potrebbero evitare moltissime manchevolezze. Gli errori, se di errori si è trattato, denunciati dai media deve farci riflettere sulle facili raccomandazioni ( o altro!) nell’espletamento dei concorsi e i pochi controlli sui comportamenti supponenti di alcuni sanitari. È vero sono molti i professionisti che meritano rispetto, ma è anche vero che esistono troppi elementi che avviliscono la sanità. Le coperture assicurative devono essere sostenute dai professionisti direttamente e personalmente, perché non è giusto che errori e manchevolezze debbano essere risarcite con denaro pubblico. Non può essere sempre Pantalone a pagare! La professione rappresenta un rischio costante a possibili errori e pertanto è giusto che una legge tuteli la necessità personale di una copertura assicurativa, ma basta assunzioni di oneri pubblici. Nella stipula dei nuovi contratti per la sanità vengano previste le coperture assicurative personali obbligatorie. Noi come Partito dobbiamo assumere una linea netta contro lo sperpero di danaro pubblico e non assumerci la difesa di corporazioni che non hanno ci hanno mai considerato. A noi il compito di vigilare in difesa del cittadino indifeso e calpestato.